Osteria Hemingway

un’appagante tradizionalità

Sono dell’idea che la semplicità paga sempre. E non c’è niente di più appagante che ricevere una conferma dal posto in cui stai mangiando.

Poco tempo fa sono andata alla volta di un ristorante che ricordavo esistesse da molti anni nella mia città. Purtroppo per diverso tempo è stato chiuso, e questo ha sempre fatto rimanere viva in me la curiosità di provalo. E così, dopo aver saputo che era tornato in pista e dopo aver capito dove fosse locato, mi sono decisa a sperimentarlo. La lunga attesa avrà soddisfatto la mia curiosità? Devo dire di si.

Il locale di cui vi sto parlando è l’Hosteria Hemingway. Un ristorante dai tratti eleganti e i sapori genuini. L’offerta che si propone di offrire Hemingway si basa su piatti semplici, a tratti rivisitati, ma di grande qualità. Qui non troverete nulla che sia simile a una spuma, un’aria al sapore di mare o una terra di cioccolata. Verrete semplicemente serviti con piatti autentici, vicini alle tradizioni. No tranquilli, la nonna rimarrà sempre la nonna.

Appena mi è arrivato il menu sono stata subito attratta da un piatto. Un simbolo, per me, d’italianità. Il ricordo perfetto delle mie merende dai nonni. Un tributo alla semplicità: la panzanella. Del resto, rosso, verde e bianco non sono i colori del nostro cuore?

A farmi scegliere questo piatto c’è stato anche un altro elemento, oltre al fattore emotivo –devo ammetterlo. La panzanella di Hemingway è una panzanella di mare. Curioso, no? Potevo, dunque, non prenderla ed evitare l’inevitabile confronto con quella della mia infanzia?

Bene, è il momento dell’ordinazione ora. Prima richiesta, la panzanella di mare. Ovvio.

Poi tagliata di carne di fassona piemontese, perché carne e pesce non vanno mischiati. La comanda è in cucina, e al mio tavolo arriva il cestino del pane con una bottiglia d’olio pontino. Alfredo Cetrone, olio extra vergine di oliva, monocultivar Itrana. Inizio a temere per le mie vene, spero che la cameriera me lo porti via presto. È pura poesia, e le cinque fette di pane cosparse d’olio ne sono la dimostrazione.

Arriva la panzanella, è il suo momento adesso. Niente da dire, un vero successone! Autentica. Sapori semplici, che ti fanno sentire coccolata, come quelli di casa. Volevo quasi chiedere se in cucina non ci fosse una delle mie nonne. Anche la carne non era da meno. Molto buona, tenera e cucinata a puntino.

È sicuramente fuori dubbio che le materie prime dalle quali parte Hemingway sono di grande qualità. La freschezza dei prodotti è evidente sin dalla prima portata. Sebbene l’impiattamento e l’abbinamento degli ingredienti non siano molto elaborati, sarete ripagati dal gusto. Ma in fondo da Hemingway si punta alla sostanza, il resto è solo mero contorno.

Una piccola nota dolente, devo ammetterlo, è stata per i dolci. La tradizionalità dei dessert non si discute, peccato per l’esecuzione. Dopo aver terminato la mia cena, chiedo dei dolci. Sono una golosa, non so se l’avete capito. La signora, molto gentile e quasi timida, mi elenca le proposte del giorno. I classici: tiramisù, croccantino, panna cotta, millefoglie.. Una volta ascoltatele tutte, decido per la millefoglie con crema e fragoline di bosco. Credo sia la mia torta preferita, nonostante il rapporto di odio-amore per mangiarla. Purtroppo, però, il mio rapporto questa volta è terminato malamente. Credo di riuscire a salvare solo le fragoline. Peccato, avevo mangiato davvero bene.

Nonostante i dolci, però, l’Hosteria Hemingway si è decisamente meritata una mia visita. La cordialità del personale e la qualità dei prodotti sono sicuramente degni di nota.

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By Federica Vitali

Food Blogger

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