La travel list di una foodblogger: cose da mettere in valigia

Sono una di quelle persone che cinque mesi prima del suo compleanno ne decanta l’organizzazione come se mancassero due giorni. E ogni inizio anno, si insomma il periodo che va da Gennaio a Marzo, per me è motivo di grande fermento. Voglio dire la vacanza dell’estate andrà pur programmata, no? Ecco perché questi mesi sono per me simbolo di ricerche impazzite su ogni fonte di approvvigionamento di informazioni. Google, riviste, social, travel app, l’appello al passaparola, volantini di agenzie di viaggio. Tutto assume un ruolo fondamentale: trovare l’ispirazione per il futuro viaggio. Ma perché, non basta partire? Molti potrebbero chiedersi.
La risposta è un prepotente “No”.

Partire è da sempre, come anche la storia ci insegna, l’esperienza più bella che l’uomo può scegliere di vivere. Non va data per scontata, dunque.

Viaggiare è colore, cultura, diversità, scoperta, sapori, tradizioni, abitudini. Ma anche stili, contaminazione, innovazione, progresso, regresso, ispirazione, stimolo, cambiamento. Del resto, partiamo o no per tornare un po’ tutti cambiati?

A dimostrarcelo è la nostra valigia. Pensate al primo viaggio che avete fatto in vita vostra. Fatto? Bene, ora paragonatelo all’ultimo, al più recente. Quante cose sono cambiate? Sono abbastanza certa che la prima cosa a essere stata investita dalla corrente del mutamento è proprio la valigia. Magari c’è qualcuno che come me possiede ancora il bagaglio del suo primo viaggio. Quello, ad esempio, comprato appositamente per la prima gita scolastica.

Ma sono anche abbastanza sicura che a essere cambiato maggiormente è il contenuto/ di quella valigia. Dal vestitino per far colpo sul ragazzo più bello della classe, al pantalone da tutti i giorni perché viva la comodità. Dal pigiama nuovo per il party in camera con le amiche, a quello meno ingombrante per sgravarci da pesi inutili. Dalle scarpe con il finto tacco (perché per tua mamma sei sempre stata troppo piccola), a quello vero di 12 cm senza riserva al dolore. Dal walkie talkie, all’auricolare senza filo della Apple. Dalla macchinetta fotografica usa e getta comprata al primo autogrill di strada, alla reflex satinata con doppia SD perché i GB non siano mai pochi. Anche i piccoli oggetti, quelli più stupidi, saranno cambiati. Prima gli elastici colorati e il peluche portafortuna, ora lo spray nasale e le salviette multiuso tascabili.

C’è chi definisce tutto questo una crescita, ma a me piace pensare che sia molto di più: una sensazionale scoperta di se stessi.

E si sa che il modo migliore per scoprirsi è mettersi in gioco. Dunque, sei pronto per questa nuova avventura?

L’interrogativo primario, però, dopo aver chiarito dove andare, rimane aperto: cosa metto in valigia? E ancora di più, cosa metto in valigia se sono una foodblogger?

La questione trova risposta in pochi semplici punti.

Primo: l’ispirazione.

La scelta del luogo non può avvenire a caso. Ognuno di noi è come un violino che solo con le corrette note è in grado di creare sinfonie armoniche. Così è con il luogo prescelto: solo quello giusto vi regalerà delle positive vibrazioni. Dovete sentirvelo addosso. Se pensandoci vi spunterà un sorriso allora avete centrato la meta.

Secondo: la lista.

Penso di essere la persona con più post it scritti del mondo. Scrivo post it, prendo appunti, faccio elenchi per ogni cosa. Dimentico sempre tutto, e scrivere mi aiuta a non dover “tornare indietro”. Ma, al di la del mio caso specifico di problemi di memoria, è assodato che fare una lista –soprattutto se si tratta di viaggi- è sempre molto utile. Prima di qualsiasi viaggio, quindi, dedico sempre del tempo a creare una lista speciale per il posto in cui andrò. Cosa scrivo, è cosa farò.
La mia lista è così composta: luoghi che meritano di essere visitati, attrattive particolari che hanno catturato la mia attenzione, ma soprattutto posti da provare e in cui mangiare. Per quest’ultimo punto, che va da se come per me rappresenti un punto fondamentale di tutto il viaggio, la ricerca è più impegnativa. Si parte dalle informazioni generiche delle più disparate guide turistiche, per passare poi a canali social dove le foto li fanno da padroni, e finire con le community di più o meno esperti viaggiatori dalla grande capacità contenitiva del loro stomaco. O almeno così mi piace pensare. In fondo mi serviranno pure le forze per continuare il mio tour, o no?

Terzo: la mappa.

È vero, oggigiorno le famose cartine che da semplici foglietti tascabili diventavano vere e proprie coperte matrimoniali non esistono più. L’era digitale ci ha decisamente migliorato la vita in tal senso, ma questo non significa che dobbiamo atterrare nella nuova città come degli sprovveduti turisti. Studiare da casa è un ottimo rimedio contro la perdita dell’orientamento. Google maps, tanto per fare un esempio, ci permette di studiare il nostro itinerario, calcolando tempi e modalità di spostamento, comodamente da casa nostra. Non perdete tempo, perciò, impalati davanti alla fermata del bus sbagliato a chilometri di distanza da casa vostra, ma portatevi avanti per concedervi il lusso di scoprire quanto più possibile.

Quarto: il vocabolario.

Discorso analogo a quello delle mappe è per il vocabolario. Quante app di traduzione conoscete? Un’infinità, lo immaginavo. Ecco perché non vi dirò di mettervi a studiare un’intera lingua due ore prima della partenza. Quel che vi consiglio, però, è di studiarvi precedentemente un’app di lingua che possa piacervi e che considerate facile e risolutiva per le vostre esigenze. Essere sicuri di star ordinando esattamente ciò che volete, senza incappare in stupidi errori comunicativi, può fare la differenza. Pensate come sarebbe rimanere senza cena?

Quinto: la reflex.

Immortalare ogni singolo momento del nostro viaggio è una prerogativa immancabile della vita di ognuno di noi. Scegliere di accompagnarci in questa nuova avventura da una valida amica come una macchina fotografica, perciò, può davvero cambiare la sorte dei nostri ricordi. Carica batterie, batteria di ricambio, schedine di memoria, obiettivi e chi più ne ha, più ne metta, saranno il vostro primo pensiero appena svegli. Divertirsi a ricordare momenti comici vissuti con i nostri accompagnatori in carne e ossa mesi dopo il nostro ritorno, però, non sono un privilegio esclusivo di chi possiede una reflex. Anche i comuni smartphone possono aiutarci in quest’intento. In tal caso, quindi, dovrete ricordare carica batteria, power bank, ed eventuali accessori utili al miglioramento delle vostre foto.

Sesto: le mentine.

No, non ridete. Chi sceglie di viaggiare fondamentalmente per mangiare, come me, sì – lo ammetto, deve anche pensare alle conseguenze. Per quanto buoni e appaganti, i pasti che consumerete potrebbero riservarvi delle spiacevoli sorprese nelle ore successive. Avete idea di quanto imbarazzante sarebbe parlare con il commesso di un negozio, o peggio ancora con il vostro fidanzato, se dalla vostra bocca non uscissero solo delle semplici parole, ma anche degli spiacevoli olezzi? Fidatevi, una scatolina di mentine potrebbe davvero salvarvi la vita.

Settimo: il cuore.

Dovete, e qui si necessita l’uso dell’imperativo, dovete metterci il cuore. Dalla scelta del posto, alla creazione della vostra lista. Dai disperati tentativi di farsi capire, al lasciarsi guidare da strade senza nome fino a perdersi. Viaggiare è un atto d’amore. Per viverlo, avete bisogno del cuore. E’ un elemento imprescindibile. Per voi che scegliete di aprivi a nuovi mondi e culture, per i nuovi mondi e culture che vi accoglieranno. È uno scambio reciproco di vitale armonia. Coglierla e apprezzarla dipende solo dalla vostra capacità di dare-ricevere sinceramente.
In effetti, a pensarci bene, forse avrei dovuto metterlo al primo posto/il cuore.

 

By Federica Vitali

Food Blogger

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